Primo giorno di scuola

Oggi primo giorno di lavoro in CapGemini. L’addio a Hyperborea è stato metabolizzato, c’è stato un sacco di tempo (un mese di ferie arretrate da smaltire) e diverse occasioni per salutarsi e dirsi addioanzinoarrivederci.

Il nuovo lavoro è cominciato nel migliore dei modi: con due giorni di malattia, dovuti all’influenza più bastarda che abbia mai visto, 10 gg chiusi in casa che sembrava un lazzareto, tutti malati, io Fede e le bimbe…. e con strascichi che sembrano non finire mai.

Comunque sia, oggi primo giorno : ecco come è andata.

La differenza fra una multinazionale e una piccola azienda ti salta agli occhi in modo prepotente: appena entrato mi viene consegnato il PC, in un’elegante valigetta, con mouse, le istruzioni e tutto quanto. Il PC è già tutto configurato con tutto quello che serve, wireless già configurata, l’utenza è attiva e il SSO ti fa entrare praticamente dappertutto al volo. Fighissimo. Un po’ più complicato capire qual è la mia postazione, ma dopo un paio di tentativi trovano il mio posto.

Ok, non c’è proprio tutto quello che serve. A dirla tutta, non si può nemmeno chiamarlo PC, visto che non c’è sopra Emacs (sorvolo sul fatto che ci sia Windows, oltre agli antibiotici dovrò fare un ciclo di antistaminici). No problem, lo installo. Peccato che la rete va a vapore, se mi organizzo un po’ faccio prima a riscriverlo da solo….

D’altra parte (e veniamo alla seconda grossa differenza) l’ufficio è un open space con dentro circa 120 persone. Penso al povero router wireless… nuncelapòffa….

Vabbè, si comincia. Si comincia male: il mio responsabile, quello che mi avrebbe dovuto assegnare il lavoro, è in trasferta e rientrerà fra una settimana. Il passaggio di consegne è approssimativo, ma alla fine qualcuno mi introduce a uno dei progetti, e mi spiega un po’ in cosa consiste. Non sarà il progetto a cui sarò destinato (o di cui sarò responsabile, come sembra) perché quello partirà più avanti, ma intanto cominciamo a vedere qualcosa.

Mi presentano un paio di colleghi, c’è pieno di gnocca e sono tutti molto più belli e simpatici di quelli di hyperborea (vabbè dai, lo sapete che questo post lo leggerete solo voi, vi voglio bene. Ancora un po’. Ancora per un po’). No dai, comunque anche da questo punto di vista sembra tutto ok, persone simpatiche e alla mano, giusta dose di nerdaggine, tutto regolare insomma.

Nel pomeriggio partecipo a una riunione in teleconferenza con il cliente, e lì, davvero, ti rendi conto che tutto il mondo è paese. Stesso modo di condurre le riunioni, stesse incomprensioni incolmabili con il cliente, stesse scappatoie per cercare di risolvere almeno qualcuno dei problemi.

E arriva anche il primo task assegnato, fare un resoconto della riunione e un documento word con screenshots dell’applicazione e con in punti ancora da chiarire.

L’impressione è, come immaginavo, che si lavori con risorse molto superiori a quelle a cui sono abituato.

La parte importante, invece, riguarda il ritmo della giornata. Stamattina Viola non andava a scuola, quindi quando sono uscito dormivano ancora tutte, domattina invece faremo colazione insieme, e poi l’accompagnerò al pulmino o direttamente a scuola. I colleghi non saranno le prime facce che vedrò al mattino, uscirò di casa dopo aver salutato la mia famiglia. Fa un effetto stranamente piacevole.
Poi con calma verso il lavoro, c’è tempo per fare colazione con mio fratello e mia cognata, due chiacchiere e poi si entra.
Pausa pranzo a casa di mio fratello, nei prossimi giorni andrò dalla mamma. Nel vecchio ufficio ci si imponeva di non parlare di lavoro in pausa pranzo, e i commensali erano comunque prima amici che colleghi. Però staccare, vedere altre facce, altri contesti, è diverso. Anche questo dà una sensazione strana.
La fine giornata va un po’ più lunga del previsto, mi fermo a parlare con un collega anziano che mi spiega un po’ di cose, di quelle di cui si parla fra senior lontano dalle orecchie dei junior… quindi appena uscito dall’ufficio mi dirigo verso casa, faccio solo un passo dai miei a salutarli. L’impressione, comunque, è che ci sia ancora vita nella giornata dopo il lavoro.

Il PC lo lascio in ufficio, anche questo dà una sensazione di stacco più netto fra lavoro e vita esterna. Ma un po’ anche perché un PC con Windows in casa mia non ce lo voglio.

Anche andare al lavoro senza zaino è strano, lo zaino e il PC erano un’estensione della mia persona.

Insomma, un sacco di novità, anno nuovo vita nuova, quest’anno è quanto mai vero.

 

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