<fratello>Lele</fratello>

Scrivo sul blog dopo tanto tempo… e lo faccio scrivendo una sorta di lettera ad un amico di Blog, perchè…. perchè mi va, e perchè è merito suo se mi è tornata la voglia di scrivere questo post.

Ciao Lele,
prima di tutto: ho letto il tuo libro. Non sto a farti un giudizio critico, ti dico solo che l’ho letto tutto di un fiato, sperando che il treno rallentasse per riuscire a leggere le ultime righe prima di scendere, e mi è piaciuto leggerlo.
Era un po’ che non scrivevo, e non perchè mancassero cose da raccontare… sono successe un po’ di cose, tra cui una splendida mini-vacanza a Torino da due fantastici amici che vivono troppo lontano.
Il fatto è che, per usare le tue parole, il blog è per me uno dei tanti quadri lasciati a metà… a volte soltanto abbozzati. Ma sono fatto così, e ho imparato a conviverci, e non me ne curo più di tanto.
In questi giorni, da queste parti, è successo il finimondo. La tragedia ci ha sfiorato, il fiume vicino a noi ha minacciato di uscire dagli argini, ma alla fine non ha fatto danni. Quando uno sente queste cose alla tv prova sgomento, rabbia, ma alla fine ha sempre la sensazione che succedano agli altri. E fortunatamente per noi anche questa volta è andata così… ma questa volta ci siamo andati veramente vicini, alcuni nostri amici sono stati marginalmente coinvolti… niente di grave… però…
Quindi in questi giorni tutto ha un sapore un po’ diverso, ti guardi intorno e sembra tutto normale, ma sai che se alzi un po’ lo sguardo e guardi più in là…. Aulla, Vernazza, paesi dove vivono i nostri amici sono stati spazzati via. Loro si sono salvati, ma per loro è ancora più difficile non guardare, girarsi dall’altra parte.
L’albero nel mio giardino di questa stagione ha dei colori incredibili, le foglie gialle e rosse e verdi formano un quadro dai colori ipnotici.
Viola ha avuto un po’ di tosse e raffreddore, è in via di guarigione, però la notte dorme male, si sveglia spesso, e la stanchezza si accumula per tutti quanti. Però poi la mattina quando si sveglia mi sorride e mi abbraccia, e niente ha più importanza.
Un paio di settimane fa ho riprovato a giocare a calcetto, solo pochi minuti, ma il ginocchio ha risposto bene. Poi per una serie di coincidenze sfortunate non ci ho più provato, ma spero di ricominciare presto. Alla radio c’è De Gregori con la leva calcistica della classe ’68, che parla di scarpe appese ai chiodi… poi però dice “innamorati da dieci anni con una donna che non hanno amato mai”, e allora so che non sta parlando di me.
Insomma, qui la vita continua. E prima o poi scriverò ancora sul blog, mi piace avere questo posto in cui, se voglio e quando voglio, posso venire a raccontare quello che mi va.
Per ora il quadro va bene così, anche lasciato a metà.
E forse il segreto è proprio questo. Almeno per me.

Ciao,
Ale

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Una risposta a <fratello>Lele</fratello>

  1. Lele ha detto:

    Ciao Alessandro. Contento che abbia letto Tibidabo, la mia vita è tutto un quadro e ci convivo da oltre 36 anni. Felice per la fagiola e per il tuo ginocchio. Sono sicuro che le zone colpite dal mal tempo si rialzeranno molto presto. C’è un detto zen che recita più o meno: il fiore di loto nasce dal fango, più questo sarà denso e profondo, più il fiore sarà forte. Grazie ancora, sperare che il treno rallentasse per terminare il libro è il miglior complimento. Se vuoi pubblicizzalo, dal decimo download doneró tutto il ricavato al dynamo camp!

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