Il torneo più bello del mondo

A fine luglio ricorre Sant’Anna. Nel paese in cui sono nato e cresciuto è la festa del patrono. Come tutti gli anni, la memoria mi riporta indietro.
Fine anni ’80. Il “nuovo” parroco, Don Italo, si è fatto conoscere in paese soprattutto per la passione calcistica. Tifoso della Samp, all’epoca di Vialli e Mancini.
Accanto alla chiesa, grazie alla perseveranza e alla passione di alcuni parrocchiani, fra i primi mio padre, viene costruito un campetto di calcio. I vicini protestano, polvere e pallonate. Viene eretta una gigantesca rete di protezione, ma siccome toglie la luce ed è brutta, un sistema di carrucole permette di alzarla e abbassarla alla bisogna. Per la polvere, si promette di bagnare il campo prima di giocare.
Il calcetto, o calcio a 5, non l’hanno ancora inventato, o da noi non è ancora arrivato. Dalle nostre parti è diffuso il calcio a 7. Ma il nostro campo (il “Sant’Anna Bernabeu”, appena meno celebre del “Santiago Bernabeu” teatro della mitica finale dei mondiali 82), è troppo piccolo, ci inventiamo il calcio a 6.
Terra da conquistare alle erbacce, buche da spianare, ché il sintetico è ancora da venire. Ma porte di ferro con le reti vere, e righe segnate con la calce a pochi centimetri dalla rete. Lavori terminati in tempo per la festa del paese. Facciamo un torneo?
Possono e devono giocare tutti e soli i maschi del paese tra la pubertà e la pensione, ma anche oltre va bene. E’ ammesso anche qualcuno “di fuori”, dei paesi limitrofi, purchè abbia una pluriennale e comprovata storia di relazioni con il paese. La frequentazione del Bar Tina è requisito preferenziale.
Decine di ragazzi, quasi un centinaio. Ci sono tutti, dal calciatore di categoria al giocatore da cortile. Anche quelli che non hanno mai dato un calcio al pallone. Tutti abili e arruolati. Vietato chiamarsi fuori. Abbiamo anche l’arbitro.
Si fanno le squadre. Vengono scelti dall’assemblea dei giocatori, tutti stipati nella vecchia chiesetta sconsacrata che fungerà anche da spogliatoio, un numero adeguato di portieri e di teste di serie, scelte per acclamazione. Poi si va al sorteggio: è il caso a fare il calciomercato.
Nella chiesetta sconsacrata si prega come non era mai accaduto quando ancora si celebrava la messa. Si prega di capitare in squadra con il giocatore forte, quello che gioca in Promozione. Si prega soprattutto che ti capiti un buon portiere, se ti capita una pippa non hai speranze. Un occhio all’urna dei sorteggi e uno al crocifisso, che campeggia ancora sullo sfondo. Lo so che dopo la prima comunione non mi sono più fatto vedere, ma ora è per una cosa importante, non mi mollare proprio ora. Dammi un buono portiere e prometto di non bestemmiare. Almeno per il primo tempo.
Fatte le squadre, via al calendario. Serrato, due-tre partite ogni sera, fino ad arrivare alla finalissima nel giorno di Sant’Anna, quando il bernabeu sarà gremito e ci sarà da mangiare e da bere per tutti.
In premio c’è “il bambino”, una coppa a forma di calciatore che corre con la palla fra i piedi, alta quasi un metro. Come la coppa Rimet, chi vince non se la porta via, ma ha diritto a sollevarla di fronte a tutti, e, soprattutto, a vedere il suo nome inciso sulla targhetta blu che viene attaccata sulla base. A imperitura memoria.
Le squadre non hanno nomi. Stasera giocano “quelli di tizio” contro “quelli di caio”. Tutti conoscono le formazioni a memoria.
La prima finale vede in campo la squadra dove gioca mio fratello, calciatore vero, contro quella di mio cugino, uno di quelli che a calcio non aveva mai giocato; oltre alla vittoria, si contendono anche il titolo di capocannoniere. Risultato salomonico, a mio cugino il torneo, a mio fratello la coppa del goleador.
Mi piacerebbe dire che vince lo sport, che le partite sono accese ma corrette e alla fine tutti amici come prima. Ma in paese non si è tutti amici nemmeno prima, e il campo tira fuori il peggio di ognuno. Scorrettezze dentro e soprattutto fuori dal campo, prima e dopo polemiche e litigate. Fino all’anno prossimo. Poi si ricomincia.

Per i primi anni io sono relegato nel torneo dei piccoli, non ho ancora l’età. Solo più avanti verrò inserito nel torneo ufficiale, direttamente come testa di serie, all’epoca ero una giovane promessa del calcio provinciale. Non scriverò mai il mio nome sul bambino, il sorteggio dei portieri non mi è stato mai amico. Ma c’è quello di mio fratello.

Alla fine della prima edizione, l’entusiasmo è alle stelle. Nessuno ha voglia di aspettare un altro anno. Mio padre risfodera il suo passato da dirigente di squadre giovanili, si fa un po’ di colletta in paese e si fa la squadra a 11, iscritta in fretta e furia al campionato FIGC, terza categoria.
Dirigente mio padre, presidente scelto fra i due o tre più danarosi del paese. Allenatore uno di fuori. Il primo anno sono in squadra tutti quelli del paese, si gioca un po’ per uno. Risultati catastrofici, ultimi in classifica. Poi piano piano i meno motivati mollano, vengono sostituiti con giocatori veri, e la squadra comincia a vincere, sfiorando la promozione per diversi anni di seguito.
Nel frattempo io abbandono i miei sogni di gloria, la carriera di calciatore è sfumata. Sono pronto anch’io ad entrare in squadra. Ed è l’anno buono. La finale al “Ferdeghini” ci consacra campioni provinciali, 2-0 ai tempi supplementari. C’è anche la televisione, se qualcuno non ci crede ho la videocassetta. E’ l’apoteosi.

Poi, come tutte le cose belle, non poteva durare in eterno. Se non nella nostra memoria.

Qualche anno fa sono tornato in paese, vicino alla chiesa. Il bambino era ancora lì, al riparo dalla pioggia nel sottoscala della canonica. Passo il dito sulle targhette blu, il mio nome non c’è.
Federica mi guarda e capisce che è qualcosa di importante, resta per qualche secondo in silenzio, rispettando la mia commozione. Poi mi chiede e io le racconto tutto. Un giorno ci porterò anche Viola, e se il bambino sarà sempre lì le farò passare il dito sul nome dello zio e le racconterò la storia del torneo più bello del mondo.

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3 risposte a Il torneo più bello del mondo

  1. Lele ha detto:

    Cazzo ho i brividi. Se mi dice dove si trova vado io ad incidere il tuo nome sulla targhetta. Mi vado ad asciugare le lacrime.

  2. Alessandro Pironi ha detto:

    L’astinenza forzata dal pallone fa brutti scherzi…

  3. Pingback: Troppi complimenti « Irriverente

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